LUZZASCO LUZZASCHI (1545-1607) Concerto delle Dame Madrigali per cantare et sonare a 1, 2, 3 soprani La Venexiana: Roberta Mameli - soprano Emanuela Galli - soprano Francesca Cassinari - soprano Cristiano Contadin - viola da gamba Gabriele Palomba - liuto Marta Graziolino - arpa Davide Pozzi - clavicembalo Claudio Cavina - direttore Glossa GCD 920919 | |
difficile esprimere giudizi su di un sogno. Per questa ragione questa non sarà una vera e propria recensione, ma la Storia di un'opera in musica. Anche se la registrazione di cui trattiamo è recentissima, e assolutamente benvenuta in una scarsissima discografia, anche se l'interpretazione è di altissimo livello e la qualità delle interpreti eccezionale, anche e soprattutto se, come sempre, la lettura filologica della Venexiana, diretta da Claudio Cavina, è di quelle indiscutibili e di valore eccelso. Ma, appunto, siamo di fronte ad un sogno o meglio al suo fantasma. Cercato e voluto da chi quel sogno l'ha creato più di quattrocento anni fa. Se non esiste concetto più alto della Musica Reservata nella storia musicale del Rinascimento italiano, questa trova nell'esperienza artistica del Concerto delle Dame della Corte di Ferrara il suo momento più elevato, sia nel senso di una esclusività assoluta, sia nel proiettare il concetto platonico di Armonia nella sfera del reale. Il suo creatore fu il Duca di Ferrara Alfonso II d'Este, ultimo epigono di una casata illustre che aveva fatto del mecenatismo artistico la sua maggiore gloria. E soprattutto di quello musicale, con personaggi come Josquin, Villaert e Rore a condurre la Cappella di Palazzo. Ma il Concerto delle Dame fu un'esperienza completamente diversa, capace di creare intorno a sé un'aura mitica e nella memoria collettiva qualcosa di intagibile ma non più cancellabile. Dal 1578, anno del suo terzo matrimonio con Margherita Gonzaga, alla sua morte nel 1597, il Duca volle per i suoi concerti segreti un piccolo gruppo di Dame, dalla tecnica strumentale strepitosa e dalle voci ineguagliabili, il cui virtuosismo diventò presto leggenda, ma che pochissimi, tranne gli eletti che il Duca scelse, poterono ascoltare. Per le festività del suo matrimonio Alfonso invitò a corte due giovani virtuose: Laura Peperara, già nota a Mantova sia come cantante che suonatrice di arpa e la cui abilità nella danza fu celebrata in un sonetto da Torquato Tasso, e Livia d'Arco, cantante e suonatrice di viola da gamba. Alfonso, che desiderava creare un insieme di voci di soprano, ad esse aggiunse Anna Guarini, figlia del celebre poeta autore de Il Pastor Fido, straordinaria cantante e suonatrice di liuto. Nacque così quello che divenne ben presto in tutta Europa un mito da imitare anche se il desiderio di poterle ascoltare fu spesso disatteso, anche se i molti che giungevano a Ferrara si trovavano preclusa la possibilità di potersi saziare di tanta bellezza. Gli stessi brani musicali, scritti dal clavicembalista Luzzasco Luzzaschi su testi del Guarini, erano strettamente conservati in segreto e interdetti al pubblico per ordine del Duca. Si trattava di madrigali a uno, due e tre soprani, accompagnati, oltre che dal clavicembalo, dal liuto, dalla viola da gamba e dall'arpa. E già in questo era la loro eccezionalità, in una pratica musicale che vedeva l'esecuzione del madrigale a cappella, la sovrapposizione delle voci agli strumenti creava qualcosa di unico. A cui si aggiungeva lo stupefacente virtuosismo delle cantanti, che davano vita ad ornamenti i più vari, come passaggi, trilli, diminuzioni, tirate e cadenze. Si gettavano qui le basi per la successiva monodia, per la fascinazione per le voci acute e per l'ornamentazione della linea vocale. Lo stesso Monteverdi riconobbe in Luzzaschi un iniziatore della Seconda Prattica. Solo dopo la morte del Duca fu però possibile pubblicare i madrigali di Luzzaschi in un'edizione romana del 1601, quando però tutto si era dissolto, non solo per la scomparsa del suo creatore, ma anche per il brutale omicidio di Anna Guarini, accusata dal marito di adulterio nel 1598. Il Concerto delle Dame divenne così quello che era stato nella mente del Duca: un sogno, una musica che aleggiava nella sfera dell'inudibile e del meraviglioso. Ecco perché è difficile parlare delle pur belle voci della Mameli, della Galli e della Cassinari, della loro eccezionale bravura nelle ornamentazioni e sovrapposizioni vocali. Manca la suggestione, la fascinazione del mito. Isabella Chiappara, 2 febbraio 2012
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